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IL CONVENTO E LA CHIESA DI SAN DOMENICO Nei pressi della stazione della Circumvesuviana, assediato da ogni parte dalle costruzioni moderne, sorge l'imponente complesso angioino della chiesa e convento di San Domenico. L'ordine dei costruzione fu dato nel 1294 da re Carlo II d'Angiò, detto lo zoppo, insieme ad altre fabbriche religiose simili nella città di Napoli, come quella di San Domenico Maggiore, in ringraziamento della liberazione dalla prigionia in Aragona avvenuta nel 1287. Ben presto il complesso monastico di Somma vesuviana diventa uno dei conventi più accreditati dei domenicani nel sud della Penisola e viene indicato come un faro di cultura e progresso. A testimoniare l'importanza del complesso di San Domenico si tennero all'interno del chiostro del convento, fino al 1690, le riunioni del parlamento dell'Università di Somma, privilegio concesso alla sola città di Foggia. Per secoli, con alterne vicende, il complesso è stato importante centro di riferimento, e le sue eleganti strutture gotiche hanno dovuto sopportare, talvolta, restauri e rifacimenti grossolani e affrettati come quello che ha quasi certamente ricoperto affreschi trecenteschi con una sommaria imbiancatura. Altri rimaneggiamenti sono stati di buona qualità come quello, massiccio, avvenuto a metà settecento, che arricchì la chiesa di opere d'arte. Il declino del complesso cominciò, con alterne vicende, il 7 agosto 1809, quando, con il decreto n.440, si stabilisce la soppressione dell'ordine domenicano nel Regno di Napoli. Il complesso passò al demanio e successivamente al Comune di Somma e conobbe momenti di abbandono alternati a momenti di vita dignitosa. Gli eventi bellici hanno precipitato la situazione del monumento che ora è chiuso e in una fase di lento restauro. Esso è stato però spogliato di numerose opere d'arte, la maggior parte delle quali trasferite nella chiesa di Madonna dell'Arco o rovinate oppure, in attesa di ritornare alla luce, nascoste sotto una abbondante imbiancatura. |